Le imprese si trovano sempre più a operare in un contesto segnato da sfide ambientali globali, scarsità di risorse e pressione normativa crescente e molti dei modelli economici tradizionali non sono più sostenibili. Oggi, infatti, una maggiore competitività passa attraverso la capacità di rigenerare, non solo di ridurre. Ed è qui che entrano in gioco due approcci strategici che stanno sempre più prendendo piede: l’economia circolare e la bioeconomia.
Cos’è l’economia circolare
L’economia circolare propone un cambio rispetto al modello lineare “produzione-consumo-smaltimento”. Infatti il concetto di “rifiuto” viene rivisto considerandolo come una nuova potenziale risorsa che può essere riutilizzata, ricondizionata o trasformata in nuova materia prima.
I vantaggi sono quelli di una riduzione dei costi legati agli approvvigionamenti, maggiore resilienza della supply chain e allineamento con le normative ESG.
Esempi reali:
Holcim e l’edilizia circolare. Nel settore delle costruzioni, Holcim ha introdotto un modello basato sulla rigenerazione dei materiali. Grazie a un network di oltre 150 impianti di riciclo, l’azienda ha recuperato milioni di tonnellate di detriti edilizi, trasformandoli in nuovi componenti per l’edilizia sostenibile e l’obiettivo dell’azienda è di raddoppiare la capacità entro il 2030. Un approccio che dimostra come la circolarità possa coniugare efficienza economica e impatto ambientale.
Everbloom e il tessile rigenerato. Nel settore della moda, Everbloom ha sviluppato un processo avanzato per rigenerare fibre di pregio a partire da scarti industriali. A differenza del riciclo meccanico, il loro metodo consente di mantenere, o talvolta, addirittura migliorare la qualità delle fibre. Il risultato è un’ottimizzazione delle risorse del settore tessile con prodotti finali di alto valore.
Che cosa è la bioeconomia.
La bioeconomia è un approccio molto innovativo, un po’ di frontiera, che si basa sull’uso efficiente e sostenibile delle risorse biologiche. Attraverso processi ispirati alla natura, consente di sostituire materiali fossili e inquinanti con soluzioni rigenerative, provenienti da fonti rinnovabili. È un modello che unisce sostenibilità, tecnologia e innovazione di prodotto.
Prometheus Materials: il cemento bio-based che cattura CO₂. L’impiego delle microalghe nella produzione di cemento ha permesso a Prometheus Materials di sviluppare un materiale in grado di catturare attivamente CO₂. Questo approccio, ispirato alla formazione dei coralli, elimina la necessità di calcinazione, abbattendo consumi energetici e impatto climatico. Un esempio concreto di come la bioeconomia possa rivoluzionare anche settori ad alta intensità ambientale.
Spinnova: fibra tessile senza chimica tossica. Spinnova ha introdotto un processo per produrre fibre da cellulosa senza impiego di sostanze chimiche nocive. Utilizzando materiali come polpa di legno o scarti agricoli, crea tessuti con performance elevate e impatto ambientale minimo. Le fibre sono riciclabili infinite volte, aprendo la strada a un ciclo produttivo realmente rigenerativo.
Von Holzhausen: materiali bio-based per il lusso. Nel mondo dei materiali alternativi alla pelle, Von Holzhausen ha sviluppato Banbū® Leather, un derivato dal bambù con caratteristiche estetiche e tecniche adatte al settore automotive e moda di alta gamma. A differenza delle alternative sintetiche, questo materiale è biodegradabile e a basso impatto carbonico.
E per le aziende che non sono delle start up?
Integrare economia circolare e bioeconomia può rappresentare un vantaggio competitivo, oltre che una scelta etica. Le aziende che adottano questi modelli:
• mitigano i rischi legati alle risorse e alla regolamentazione;
• accedono più facilmente a finanziamenti legati a criteri ESG;
• migliorano la propria reputazione e attrattività sul mercato;
• ottimizzano costi e aumentano la resilienza operativa.
Non sempre questi modelli sono facilmente implementabili in aziende strutturate. Ma questi esempi evidenziano alcuni aspetti comuni che tutte le aziende possono considerare per avviare o rafforzare il proprio percorso sostenibile:
1. ricerca e innovazione, soprattutto ispirata alla natura
Investire in ricerca e sviluppo consente di creare soluzioni proprietarie che possono rappresentare un vantaggio competitivo. Dalle microalghe di Prometheus ai processi di Spinnova, è evidente come l’innovazione sostenibile derivi spesso da un’attenta osservazione dei sistemi naturali (ma non solo).
2. collaborazioni strategiche
Partnership con enti scientifici, startup tecnologiche o istituzioni sono fondamentali per accelerare la transizione e accedere a competenze chiave. Holcim, ad esempio, collabora con la Ellen MacArthur Foundation per sviluppare nuovi modelli di business circolare.
3. misurabilità degli impatti
La credibilità si costruisce con dati trasparenti. Le aziende più evolute pubblicano risultati precisi sugli impatti ambientali ottenuti, contribuendo così a rafforzare la fiducia di stakeholder, investitori e clienti.
4. progettazione circolare integrata
La sostenibilità deve essere parte del design originale del prodotto. Progettare prodotti per essere facilmente disassemblati, riutilizzati o biodegradati rappresenta una leva strategica per migliorare le performance lungo tutto il ciclo di vita.
L’evoluzione verso modelli rigenerativi richiede visione, metodo e competenze specialistiche. Non è un percorso facile ma le imprese che lo intraprendono non lo fanno da sole e beneficiano del supporto di partner esperti in sostenibilità e innovazione, capaci di guidarle nella definizione di strategie personalizzate, nella progettazione di processi circolari e nell’adozione di metriche di impatto efficaci.

