Uno dei casi più significativi di fallimento di materiali nell’industria delle tubazioni per uso civile è rappresentato dai tubi in polibutilene (PB), a seguito del quale ora non sono più in uso nel mercato Nord Americano. Introdotti negli anni ’70 come alternativa economica ai tradizionali tubi in rame, questi sistemi di tubazioni furono ampiamente utilizzati in Nord America dal 1978 al 1995, prima di essere gradualmente rimossi dal mercato a causa di problematiche strutturali che causarono miliardi di dollari di danni.
Nel 1970, Shell sviluppò il polibutilene specificamente per la produzione di tubazioni destinate agli impianti idraulici. Il materiale venne commercializzato come “il tubo del futuro” grazie alle sue caratteristiche apparentemente vantaggiose:
- Costo di produzione ridotto rispetto al rame
- Facilità di installazione e manipolazione
- Flessibilità del materiale
- Resistenza apparente alla corrosione
Si stima che tra il 1975 e il 1996 siano state installate tubazioni in polibutilene in circa 10 milioni di strutture negli Stati Uniti. Il materiale guadagnò rapidamente popolarità tra costruttori e proprietari immobiliari, divenendo una scelta standard per i sistemi di distribuzione dell’acqua potabile. Ma l’alta concentrazione di cloro nell’acqua potabile negli Stati Uniti insieme all’uso di raccordi in resina acetalica, ha creato una serie di problematiche che ha spinto le autorità a proibile l’utilizzo del materiale per tubature per uso civile.
Vulnerabilità alla degradazione da cloro
La causa principale del fallimento dei tubi in polibutilene risiede nella loro struttura molecolare intrinseca. A differenza di altri poliolefini come il polietilene (PE), il polibutilene presenta legami C-H significativamente più reattivi che possono causare la scissione della catena polimerica.
Questo processo porta all’infragilimento del materiale e alla formazione di microfratture.
Quando il cloro presente nell’acqua potabile trattata interagisce con la struttura del polibutilene, accelera il processo di degradazione ossidativa. Il fenomeno è particolarmente critico in presenza di acqua calda clorata, dove il calore amplifica la velocità di degradazione.
Il modulo “corrosione” del nostro database commerciale, menziona più di 400 nomi commerciali di Polibutileni, con dati tecnici e di conformità normativa.
Non è facile ovviamente avere dati per ogni ambiente potenzialmente corrosivo e per ogni temperatura, per cui vediamo che la resistenza chimica al cloro gassoso a temperatura ambiente è “insoddisfacente”, segnale di una poca resistenza di questo materiale;

invece la resistenza a temperatura ambiente all’acido idrocloridrico diluito , è dichiarata buona.

Non ci sono dati purtroppo per la resistenza a temperatura superiori a quella ambiente, che sembra mettere particolarmente in crisi questo materiale in ambiente corrosivo.
Natura polimorfica del materiale
Il polibutilene può esistere in diverse forme cristalline, ciascuna caratterizzata da proprietà fisiche distinte. Questo polimorfismo introduce variabilità comportamentale che complica la prevedibilità delle prestazioni:
- Dopo la produzione, il polibutilene forma inizialmente la struttura cristallina Tipo II (cineticamente preferita)
- Durante lo stoccaggio, il materiale subisce una transizione verso la struttura Tipo I (termodinamicamente stabile)
- Questa transizione causa restringimento del materiale e aumento della densità
Col passare del tempo, la struttura polimerica del polimero reticolato può diventare più ordinata, rendendo il materiale più rigido e fragile.
Una cinematica di cristallizzazione irregolare del polibutilene, inoltre, può contribuire alla formazione di un materiale non omogeneo. Nel caso di produzione di tubi questa può generare punti di debolezza distribuiti lungo la tubazione.
Questo fenomeno induce delle criticità come:
- Riduzione della resistenza complessiva del materiale
- Introduzione di punti critici suscettibili a sollecitazioni
- Variabilità delle proprietà meccaniche lungo la lunghezza del tubo
Strategie di compensazione e le loro limitazioni
Per compensare l’intrinseca instabilità ossidativa del polibutilene, i produttori ricorrevano all’aggiunta di elevate concentrazioni di stabilizzanti antiossidanti (AO). Tuttavia, questa soluzione presentava limitazioni critiche:
- Gli antiossidanti non sono permanenti nel materiale
- L’acqua calda che fluisce attraverso le tubazioni estrae progressivamente i stabilizzanti dalla superficie interna
- Una volta esaurita la protezione antiossidante, la superficie interna diventa rapidamente fragile
- Si sviluppano fessurazioni che portano al cedimento del sistema
I materiali attualmente in commercio presentano quadri di conformità normativa differenti, con informazioni che derivano dalle schede di sicurezza o dalle dichiarazioni dei produttori, come nelle immagini sottostanti; per esempio si vede che il PB commerciale analizzato è conforme al contatto con l’acqua potabile secondo certificazione KTW.


Conseguenze economiche e normative
I fallimenti sistemici delle tubazioni in polibutilene negli stati uniti hanno generato danni materiali per miliardi di dollari, azioni legali collettive e aumenti dei premi assicurativi per proprietà dotate di tali impianti.
Di fronte all’evidenza dei problemi strutturali Shell cessò la produzione di resina per tubazioni in polibutilene e il materiale venne rimosso dai codici edilizi e impiantistici di USA e Canada. Ancor oggi, molte compagnie assicurative in Nord America rifiutano la copertura per proprietà con tubazioni datate fatte in PB.
Materiali alternativi e soluzioni attuali
Studi comparativi pubblicati nel 2017 hanno dimostrato differenze significative nella resistenza al cloro tra polibutilene e polietilene reticolato (PEX). Sotto condizioni identiche di esposizione, i campioni di PEX non mostravano fessurazione, mentre quelli in polibutilene presentavano estese cricche superficiali. Attualmente, i materiali raccomandati per sistemi di tubazioni in Nord America includono:
Rame:
- Durabilità comprovata nel tempo
- Resistenza alla corrosione
- Proprietà meccaniche stabili
PEX (Polietilene Reticolato):
- Resistenza superiore al cloro
- Flessibilità di installazione
- Stabilità dimensionale
PVC:
- Resistenza alle reazioni chimiche
- Capacità di sopportare pressioni elevate
- Adattabilità a diverse temperature operative
Conclusioni
Il caso del polibutilene dimostra come caratteristiche apparentemente vantaggiose (costo, facilità di installazione) possano mascherare limitazioni strutturali fondamentali. L’analisi delle cause di fallimento evidenzia l’importanza di una valutazione completa delle proprietà chimico-fisiche dei materiali, particolarmente quando destinati a applicazioni critiche come la distribuzione dell’acqua potabile.
La lezione appresa dalla storia del polibutilene sottolinea la necessità di privilegiare l’affidabilità a lungo termine e la sicurezza strutturale nella selezione dei materiali per impianti, valutando attentamente il rapporto rischio-beneficio di ogni soluzione tecnologica.
L’industria moderna delle tubazioni ha tratto insegnamento da questa esperienza, orientandosi verso materiali con comprovata resistenza chimica e stabilità strutturale nel tempo, garantendo così la sicurezza e l’affidabilità dei sistemi di distribuzione idrica.

